Siamo arrivati a Bagno Vignoni nel pomeriggio, dopo Pienza, bellissima come sempre, ma piena di gente. Di Bagno Vignoni, invece, non sapevo nulla: l’avevo solo vista scorrere su TikTok, ed era bastato quello a farmi venire voglia di andarci. Funziona spesso così, per me: è la curiosità a decidere dove fermarci.

La strada per salire è comoda, e c’è un grande parcheggio che ti accoglie e ti risparmia il solito giro a vuoto per posteggiare la moto. Mi aspettavo il caos perché nei video era sempre gremita, e invece quel pomeriggio siamo stati fortunati: poca gente. Abbiamo seguito i cartelli tra le case, e la piazza ti si apre davanti all’improvviso. Ed è lì che è arrivata la prima sorpresa: faceva caldo, e non c’era nessun vapore. La famosa vasca fumante… non fumava.

La piazza che è una vasca

Perché qui la piazza non è una piazza: è una grande vasca d’acqua termale, rettangolare, lunga quasi cinquanta metri, costruita nel Cinquecento esattamente sopra la sorgente. L’acqua sale da mille metri di profondità, da una falda di origine vulcanica, e arriva in superficie a una cinquantina di gradi. Tutto il borgo, le case, le botteghe, la chiesa, è cresciuto intorno a questo specchio d’acqua, non viceversa.

E quel vapore che cercavo? Non era assente per sfortuna: è una questione di stagione. La vasca fuma soprattutto nelle mattine fredde d’inverno, quando l’aria gelida incontra l’acqua bollente e la avvolge di nebbia. In un pomeriggio di giugno, niente. I video che avevo visto mostravano solo la versione più fotogenica del posto e io ero arrivata aspettandomi quella. Eppure, anche senza fumo, era da togliere il fiato: le case di pietra tutt’intorno si specchiavano nell’acqua ferma, e bastava quello.

La fanciulla portata alle terme per distrarla

Di gente, qui, ne è passata tanta, e illustre: Lorenzo il Magnifico ci veniva per i reumatismi, Papa Pio II per la gotta, i viaggiatori del Grand Tour ne riempivano i taccuini. Ma la storia che mi è rimasta è un’altra, più piccola e più umana.

Una ragazzina di tredici anni fu portata qui dalla madre con un piano preciso: distrarla. La madre, preoccupata che la figlia volesse farsi monaca, sperava che le terme, i nobili, i cavalieri e la mondanità del posto, le facessero cambiare idea. La fanciulla si chiamava Caterina, e di idea non ne cambiò nessuna: trasformò il soggiorno in un ritiro spirituale e, si racconta, si immergeva dove l’acqua era più rovente, per penitenza. Quella ragazzina sarebbe diventata Santa Caterina da Siena. Il loggiato elegante che dà sulla vasca, ancora oggi, porta il suo nome.

Quello che si nasconde più in basso

E qui arriva la parte che, lo ammetto, mi ero quasi persa. Mi ero fermata alla superficie, quella dell’acqua, ma anche quella dei social: avevo visto la piazza, scattato la foto, e per poco non mi bastava così.

È stato Francesco, che vive ogni cosa con la mia stessa curiosità, a notare, al margine del paese, un parco con una catena di canali che portavano via l’acqua. L’abbiamo seguito. È il Parco dei Mulini, un percorso archeologico che scende lungo la rupe: l’acqua calda della vasca esce dalla piazza e scivola giù per piccoli canali e cascatelle, fino a quattro mulini medievali scavati direttamente nella roccia. Macinavano grano, e funzionavano tutto l’anno, anche d’estate, perché la sorgente non si fermava mai: niente legna, niente fuochi, solo acqua sempre calda. Un’idea di risparmio energetico vecchia di secoli.

Ed è solo arrivando in fondo al parco, e guardando giù, che le abbiamo viste: le vasche pubbliche alla base della rupe, di un azzurro che vira al turchese, dove l’acqua arriva ormai tiepida. Sono le terme libere romane, usate fin dall’antichità, libere e gratuite ancora oggi. Nessun video me le aveva mostrate. Ce le siamo ripromesse per un secondo appuntamento: certi posti lo chiedono.

Oltre la superficie

Di solito ci arrivo preparata, in un posto. Leggo qualcosa prima, e se è una sosta che non avevo previsto cerco almeno di capire cosa sto guardando. Bagno Vignoni, invece, stava per sfuggirmi, non perché non sapessi, ma perché per un attimo non sono stata abbastanza lenta. Mi ero fermata alla foto, e la foto stava per bastarmi.

Ma un luogo non è mai il suo frame migliore. È anche il vapore che non c’è perché è la stagione sbagliata, i mulini scavati nella roccia, le vasche che vedi solo se arrivi in fondo e ti affacci. La differenza è tutta lì: tra fotografare un posto e conoscerlo. Ed è quello che proverò a fare, in queste Storie; di solito basta una cosa sola per riuscirci: arrivare con un po’ di curiosità, e non avere fretta di ripartire.

Bagno Vignoni è una frazione di San Quirico d’Orcia, una trentina di abitanti, in piena Val d’Orcia. Nella vasca della piazza non si fa il bagno (è vietato), ma il Parco dei Mulini è a pochi minuti a piedi dal centro: scendi lungo il percorso e in fondo trovi le terme libere romane, gratuite. E se vuoi vedere la piazza che fuma davvero, arrivaci in una mattina d’inverno, presto: è lì che il vapore avvolge il borgo.



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