Durante il concerto di Daniele Silvestri, seduta sul prato di Fonte Mazzola, per tutta la sera ho avuto un gigante davanti a me. Una figura umana alta diversi metri, immobile, di un colore che nel buio sembrava pietra. Dell’esistenza dei giganti di Peccioli sapevo già. Sono una delle attrazioni della zona, se ne sente parlare, ma li avevo sempre immaginati come una tappa a sé, da fare di giorno, macchina fotografica alla mano, non come un ospite in mezzo al pubblico di un concerto. Non mi aspettavo di trovarne uno lì, seduto tra noi come se fosse arrivato anche lui per la musica. È stata quella sera, non una guida turistica, a farmi venire voglia di capire come ci fosse finito esattamente in quel punto.

Un anfiteatro senza sipario
L’Anfiteatro Fonte Mazzola prende il nome da un podere che sorgeva su questi campi. È stato inaugurato nel 2007, costruito con tecniche di bio-edilizia e materiali eco-compatibili, una scelta che qui non è mai solo estetica: tutto il territorio di Peccioli, negli ultimi decenni, ha fatto della sostenibilità un’identità precisa, non un’etichetta da festival.
La cosa che colpisce di più, se ci sei stato anche solo una sera, è quello che manca: non c’è sipario, non c’è retropalco. Chi sale sul palco ha alle spalle le colline vere, non uno sfondo dipinto. Lo spettacolo non si chiude in una scatola: resta dentro il paesaggio che lo ospita. E il mio gigante, lì fermo, sembrava parte di quello stesso paesaggio, non un’aggiunta.

Un gigante che viaggia in elicottero
Prima ancora di ricostruire da dove venisse davvero, ho scoperto dove è già stato. Nel 2013, due delle sue “sorelle” (perché il gigante di Fonte Mazzola fa parte di un gruppo di quattro) sono state sollevate e trasportate in elicottero fino al Teatro del Silenzio di Lajatico, per uno spettacolo di Andrea Bocelli. Un’immagine quasi onirica: statue enormi che volano sopra le colline toscane per raggiungere un palco diverso, restarci una sera, e poi tornare.
Mi piace pensare che anche il “mio” gigante, quella sera a Peccioli, stesse facendo lo stesso mestiere: presenziare a un concerto, in silenzio, come fa da anni.
I giganti di Peccioli, nati per rinascere
Ed ecco la parte che non avrei mai indovinato guardandolo dal prato. L’opera si chiama Presenze, quattro sculture umane alte tra i cinque e i nove metri, realizzate nel 2011 dall’artista Gianluca Salvadori per Naturaliter. Sono fatte di polistirene e poliuretano espanso, rivestite in fibra di cemento: leggere dentro, solide fuori.
Non sono nate qui, e non sono nate in un atelier. Sono nate al Triangolo Verde di Legoli, l’impianto di smaltimento rifiuti che serve la zona: due delle quattro sculture emergono ancora da lì, letteralmente dal terreno, come se stessero riemergendo dalla terra che le ha generate. È il senso del nome, Presenze: figure che nascono da un luogo di scarto e ne rovesciano il significato. Non distruzione ma rigenerazione.
Una delle quattro è stata portata qui, a Fonte Mazzola, dove da anni fa da scenografia silenziosa a ogni evento. La quarta, invece, sta poco fuori dal centro storico, sul tetto dell’Incubatore di Imprese, ad accogliere chi arriva in paese, prima ancora che si accorga del resto.
Messe in fila, le quattro tappe raccontano un percorso che va oltre l’installazione artistica in sé: da un impianto che tratta i rifiuti, a un incubatore che fa nascere nuove imprese, fino a un anfiteatro che ospita cultura e musica. È un passaggio che attraversa diverse facce di quello che l’uomo costruisce e in ognuna di queste tappe, i giganti sembrano lì apposta per ricordare che la natura, con la sua idea di rigenerazione, resta dentro ogni cosa che trasformiamo.
Seduta sul prato, senza conoscere ancora questi dettagli, avevo comunque sentito che quella sagoma non era lì per caso. Restava ferma mentre tutto il resto si muoveva intorno a lei. Forse è per questo che duemila persone, per una sera, non la sentivano estranea: la sentivano amica.
Oltre la scenografia
Non sono tornata a casa con la scheda tecnica del gigante in mente. Mi sono portata via un’altra cosa: che anche ciò che nasce da uno scarto, da un terreno che sembrava buono solo da smaltire, può diventare il punto fermo attorno a cui tutto il resto trova il proprio centro.

PER ANDARCI DAVVERO
Il gigante di Fonte Mazzola si vede durante gli eventi che si svolgono all’interno dell’anfiteatro. Le due “sorelle” rimaste al Triangolo Verde di Legoli si visitano gratuitamente ma solo su prenotazione. La quarta è la più facile da incontrare per caso: basta passare in Via Boccioni, a La Fila, e alzare lo sguardo verso il tetto dell’Incubatore di Imprese.
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