Di solito, con Francesco, non abbiamo orari da rispettare: si parte, si sceglie la strada più lunga, e il resto viene da sé. Questa volta no. Un concerto che comincia a un’ora precisa, una prenotazione alle terme di Sassetta che non aspetta: per una volta è la meta a decidere la strada, non il contrario. E ho scoperto che va bene lo stesso.

In breve

Venerdì — un concerto con l’orario giusto

Partiamo da Pisa nel pomeriggio, con una destinazione precisa in testa per la prima volta da un pezzo: un concerto. Le solite provinciali ci portano fino a Volterra, dove Arianna ci aspetta.

Nei giorni prima c’eravamo scritte su WhatsApp: mi aveva avvisato che quella sera al B&B si poteva cenare, io le avevo risposto che purtroppo saremmo scappati al concerto di Daniele Silvestri. Un dettaglio, pensavo, buttato lì tra un messaggio e l’altro. Invece, quando arriviamo nel pomeriggio all’Agriturismo Pretenzano, Arianna non solo si ricorda chi siamo: si ricorda anche il programma, e non esita un secondo a dirci come organizzarci per goderci al meglio la serata. Ci manda dritti a “La Nuova Fattoria”, a La Rosa, per una cena veloce prima di Peccioli.

Agriturismo Pretenzano, Volterra. La base per la prima notte, comoda per la sera del concerto e per il rientro tardo. Colazione strepitosa, con tutti prodotti fatti in casa.

Da “La Nuova Fattoria” usciamo con un taglierino di salumi e formaggi, e al centro una stracciatella che sembra messa lì apposta per me, ad assecondare la mia passione per i formaggi. Ripartiamo con lo stomaco pieno e il tempo giusto per arrivare a Peccioli.

Il concerto è quello di Daniele Silvestri, all’interno del Festival 11Lune, nell’anfiteatro Fonte Mazzola di Peccioli, quello con i giganti, le grandi sculture che si vedono già arrivando. Un appuntamento che aspettavo da tempo: lo ascolto dal 1996, ma non l’avevo mai visto dal vivo. Non più di duemila persone sdraiate sull’erba e sui muretti, come se ci fossimo dati appuntamento tra amici.

La voce arriva profonda e vicina, tra una canzone e l’altra Daniele scambia due parole col pubblico come si farebbe in cucina, e i bambini corrono liberi sul prato perché siamo tutti lì, distrattamente, a tenerli d’occhio. Canzoni della gioventù, ricordi che scorrono senza che tu li vada a cercare. Atmosfera magica, raccolta, io e Francesco seduti su un prato sotto le stelle, con la luna piena all’orizzonte. Una sera d’estate come quelle di una volta. E quell’anfiteatro ha una storia che vale la pena raccontare per bene, ma ve la racconto nelle Storie.

Sabato — le terme di Sassetta e uno sterrato non previsto

La mattina, a colazione, la chiacchierata con Arianna si allunga. Parliamo di quanto sia bella questa parte di Toscana, di come eventi come quello di Peccioli, un festival che porta così tanta gente in un anfiteatro in mezzo alle colline, facciano da motore per tutto l’indotto, aiutando i B&B della zona a reggere anche fuori stagione. Ci invita a tornare, anche solo per un caffè, per due chiacchiere e per rivederci. Non sembra la frase di cortesia che si dice per mestiere: sembra vera, familiare, e per un attimo mi viene voglia di prenderla in parola.

Colazione finita, io e Francesco ripartiamo verso Sassetta. Arriviamo a mezzogiorno in punto, giusto in tempo per il light lunch prenotato, prima dell’ingresso alle terme nel pomeriggio. Ma di questo posto, di come sia nato e di cosa lo renda speciale, vi racconto più giù, perché merita la sua sosta a parte.

Dopo pranzo, le terme: un luogo intimo, costruito in un percorso dal basso verso l’alto, immerso nel bosco. Non ha nulla di mondano o particolare: è tutto centrato sui benefici dell’acqua, un’oasi di pace vera. Per un pomeriggio intero nessuno sembra avere fretta, e soprattutto nessuno guarda un telefono: è l’acqua a scandire la giornata, non l’orologio. I muscoli si sciolgono per primi, poi anche i pensieri.

Ci concediamo un pomeriggio fianco a fianco, e poi ci ritagliamo un po’ di tempo per i trattamenti separati. A me tocca la “casetta nel bosco”: un massaggio, sì, ma soprattutto il fatto di ritrovarmi fisicamente staccata da tutto il resto, dalle voci, dagli altri corpi in acqua, da Francesco stesso per mezz’ora, che rende tutto ancora più magico. Un distacco che non cercavo, e che alla fine è stata la parte migliore del pomeriggio.

Se prenoti un percorso terme con orario fisso, prevedi un light lunch prima: arrivare con lo stomaco a posto e senza fretta cambia tutta l’esperienza del pomeriggio.

All’uscita, il bosco che accoglie le terme ci riserva una sorpresa: uno sterrato tra salite e discese, il primo così ripido che affronto sulla Hunter. Francesco davanti, io dietro, col cuore in gola. Sono travolta dall’agitazione, ma dall’altra parte, quando arrivo sulla strada in fondo, sono fiera come non mi capitava da tempo. Un pezzo di strada piccolo, ma tutto mio.

Sentiero sterrato nel bosco vicino alle terme di Sassetta

Con Cinzia, la padrona di casa del Poggiolo, ci eravamo scritti fin dai tempi della prenotazione su Booking, poi su WhatsApp, per definire l’orario di arrivo. A un certo punto mi scrive che avrebbe avuto un impegno personale proprio all’ora del nostro check-in previsto; le rispondo che non c’è alcun problema, che possiamo tranquillamente prendercela comoda. È così che decidiamo, quasi all’ultimo, di fermarci a cena a Massa Marittima: per allungare ancora un po’ la giornata, e per lasciarle il tempo di sistemarsi con calma.

Arriviamo al Poggiolo che è ormai sera. E lì la sorpresa è tutta di Cinzia: quando ci vede scendere dalle moto, capisce solo in quel momento che la persona con cui aveva scambiato messaggi, quella che con tanta disponibilità aveva accettato di spostare l’orario, è una motociclista. La sua sorpresa è genuina, spontanea, e si vede.

Agriturismo Il Poggiolo, Montieri. La base per la seconda notte, un casale in pietra su un piccolo poggio, con vista sulle Colline Metallifere che si apre a perdita d’occhio. Ma la vera differenza la fa Cinzia, che ci accoglie come se fossimo di famiglia.

Domenica — il rientro tra le Colline Metallifere

A colazione, Cinzia ci racconta che anche a lei piace andare in moto, ma solo da passeggera: alla guida, dice, non si sentirebbe mai sicura. È una frase che sento spesso, detta con tono diverso ogni volta, ma stavolta mi viene naturale rispondere con altrettanta sincerità: le racconto delle mie paure, di quelle che non se ne vanno mai del tutto, e di come il coraggio non sia mai un salto, ma un passo alla volta, proprio come lo sterrato del giorno prima.

Le parlo del blog, e di quanto vorrei che parlasse a tutte le donne che in moto ci vanno solo come zavorrine e non come protagoniste del proprio viaggio. Cinzia ascolta, annuisce, e per un attimo la colazione diventa una specie di confessionale leggero, tra due sconosciute che si sono appena incontrate e già si capiscono.

Anche stavolta, il rientro passa da strade che non avevamo mai fatto: Montieri, poi Radicondoli, dove ci fermiamo per un caffè e una passeggiatina per sgranchire le gambe, e le stradine di Montecastelli Pisano. Non è la prima volta che troviamo curve così belle nel bosco, tra paesi che meriterebbero una sosta più lunga di quella che gli abbiamo concesso, ma oggi tutto appare più fiabesco in strade percorse da così poca gente. È in tratti come questi, con pochissime auto, a volte nessuna, che la sensazione di libertà tocca il massimo: il fruscio degli alberi si mescola allo scoppiettio delle Royal, e per qualche chilometro resti fuori da ogni rumore della quotidianità.

Decidiamo di rifare tappa a La Rosa, alla Nuova Fattoria, prima dell’ultimo tratto verso casa. Stavolta senza fretta: io ordino le polpette al sugo — sublimi — con un contorno di spinaci, mentre Francesco resta fedele alla stracciatella già promossa venerdì sera, stavolta dentro una caprese. È il vantaggio di tornare due volte nello stesso posto in un weekend: sai già cosa aspettarti, e ti lasci sorprendere lo stesso.

Infine, le solite strade note verso casa ci regalano una sorpresa inaspettata: sulla strada incontriamo per caso quelli di Bikerix, fermi a fotografare i motociclisti di passaggio; un souvenir fotografico di tutto il weekend che non ci saremmo mai procurati da soli.

Il conto della lentezza

Stavolta il conto è diverso dal solito. Non era la strada a comandare, ma due impegni precisi: il concerto e le terme. Eppure, alla fine, il calcolo è rimasto lo stesso: solo strade secondarie, una sosta imprevista a cena, un rientro per vie mai fatte prima. Persino la paura dello sterrato, alla fine, si è misurata con lo stesso metro dei tornanti di sempre: un passo alla volta, senza fretta di uscirne. La meta, per una volta, ha deciso la strada. Ma il modo di percorrerla, e le persone che ce l’hanno resa più ricca, un’accoglienza dopo l’altra, è rimasto il nostro.

Soste di pietra — Sassetta

Il nome è già un programma: Sassetta viene dal latino saxum, pietra. E la storia delle sue terme, La Cerreta, è nata quasi per caso. La famiglia Mazzanti gestiva da anni un agriturismo biodinamico in questi boschi; scavando per trovare acqua da dare agli animali della fattoria, a duecento metri di profondità hanno trovato invece un bacino d’acqua termale a 51°C. Da lì, tra il 2010 e il 2012, è nato l’impianto che vediamo oggi: acqua solfato-calcica, ricca di minerali, immersa nel Parco Forestale di Poggio Neri.

Non è una scoperta di oggi, però: la zona ha in realtà una tradizione termale che risale a Etruschi e Romani, e le vasche attuali si trovano probabilmente nello stesso punto di un antico “Bagno del Re”, citato in documenti che risalgono al Duecento. Le strutture sono costruite con pietre di fiume raccolte nei campi e legno di castagno dei boschi intorno, ispirate all’architettura dei bagni etruschi e romani.

Quello che mi porto a casa, però, non è la scheda storica: è la sensazione di un luogo che non cerca di stupire, ma di accompagnare. Un’oasi vera, pensata intorno all’acqua, alla purificazione e a nient’altro.

Mappa del weekend in moto tra Volterra, Peccioli e Sassetta, 361 km
Il weekend tra Volterra, Peccioli e le Colline Metallifere: il concerto del venerdì, le terme di Sassetta e lo sterrato del sabato, il rientro fra Montieri e Radicondoli la domenica.


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