Prima puntata di «Piedi a terra», la rubrica per chi guida una moto da “formato tascabile”: cosa ho imparato da 1,55 m, senza manuali e senza eroismi.

Lo dico subito, senza girarci intorno: quando mi fermo a un semaforo, i piedi a terra in moto non li appoggio del tutto. Sono alta 1,55 m e guido una Royal Enfield Hunter 350. Certo, una moto che non è un mostro di peso, ma che da ferma, sotto di me, sa farsi sentire. La paura più grande, quando ho iniziato, non erano le curve o la velocità: era proprio questa. Reggere il peso da ferma. Non avere i piedi ben piantati nel momento in cui servono davvero, che so a un semaforo, in un imprevisto, in una frenata brusca.

Eppure non è che non avessi mai guidato. Vado in scooter da quando avevo quattordici anni: il mio Scarabeo 100 lo gestisco a occhi chiusi, leggero e maneggevole, di quelli che giri dove vuoi con un dito. Ma scooter e moto sono due animali diversi. Quando mi sono trovata per la prima volta in assoluto sopra una moto vera nel 2023, ho capito che tutta quella confidenza da scooterista contava fino a un certo punto. Il peso è un altro, l’equilibrio è un altro, e i centimetri che mi mancano per arrivare bene a terra, all’improvviso, pesavano più di prima.

Ecco, allora, cosa ho fatto con calma, un passo alla volta.

Le scarpe, prima di tutto

Il primo passo è stato il più banale, e forse il più efficace: le scarpe. Ho cominciato a guidare con gli anfibi invernali più alti che avevo. Anche a luglio. Sì, caldo da morire ma tra sudare e sentirmi sicura, scelgo la sicurezza ogni volta. Qualche centimetro di suola in più cambia davvero la sensazione di arrivare a terra, e quando parti che hai paura, ogni centimetro è un pezzo di tranquillità in più.

Piedi a terra in moto: dove mi fermo (e dove no)

Poi, piano piano, ho imparato a impostare la fermata. Appena rallento, sposto leggermente il peso verso il piede d’appoggio: così scarico su una gamba sola, ben piantata, invece di restare in bilico su due mezze punte. E scelgo dove fermarmi, guardo l’asfalto, evito gli avvallamenti, non mi piazzo mai dove il terreno scende da un lato.

Quello che invece non faccio, e lo dico perché online si legge spesso il contrario, è andare a cercare il gradino del marciapiede per appoggiarmi più in alto: a me dà più insicurezza che aiuto, preferisco il piano e basta.

E poi c’è Montalcino. Un parcheggio, la moto ben dritta, ruota davanti e ruota dietro perfettamente in piano: tutto a posto. Peccato che l’unico avvallamento di tutto il piazzale fosse esattamente dove ho messo il piede. Risultato: giù, a terra, al rallentatore, con le borse laterali a fare da paracolpi e a salvare sia me che la moto. Da allora controllo due volte dove appoggio. La teoria è bella, ma ogni tanto la pratica ti ricorda chi comanda.

La testa, più dei muscoli

La cosa che conta di più, però, non è nei piedi: è nella testa. Stare con i piedi a terra in moto, per chi è basso, è soprattutto questione di equilibrio e di fiducia, e quelli si allenano. Ho fatto una specie di allenamento su me stessa: piccole manovre, prendere le misure col peso, ripetere il gesto finché diventa mio. La paura non è sparita, ma è cresciuta la confidenza, ed è quella che ti tiene su.

In mezzo a tutto ciò c’è Francesco, che non ha mai smesso di mandarmi video di guida pescati su YouTube per aiutarmi a capire come gestire al meglio la mia situazione, oltre a farmi semplicemente da supporto nei giorni storti.

La sella, dopo tre anni

La sella ribassata l’ho comprata solo quest’anno, dopo tre anni di guida, da Castellani Motors. E qui voglio essere onesta, perché è la cosa più vera che posso dirti: non l’ho presa per “vincere” la paura. L’ho presa per assecondarla.

Dopo tre anni quell’insicurezza è ancora lì, con me. A un certo punto ho semplicemente smesso di pretendere che sparisse. La sella più bassa è stata un modo per dirle: va bene, ci sei ancora, ma adesso ti porto a spasso lo stesso, un po’ più comoda.

Si guida lo stesso

Ed è questo, alla fine, il senso di questa prima puntata. Non sono diventata una che non ha paura. Sono diventata una che la paura la conosce, la gestisce, e sale in sella comunque.

Se sei “formato tascabile” come me e guardi una moto pensando “non ci arrivo“, posso solo dirti che, forse, è vero, non ci arrivi del tutto. Ma non serve arrivarci del tutto. Serve trovare il tuo modo: le scarpe giuste, i punti dove fermarti, un po’ di allenamento, e la pace con l’idea che qualche centimetro mancherà sempre. I piedi non toccano? Pazienza. Si guida lo stesso.

Questo è il mio percorso, non un manuale. Ogni moto, ogni corporatura e ogni strada sono diverse: quello che funziona per me potrebbe non funzionare per te. Se stai iniziando, o hai dubbi su come gestire la moto, fatti seguire da chi ne sa davvero: un istruttore, una guida sicura, i ragazzi della tua officina o il tuo concessionario. La sicurezza viene prima di qualsiasi consiglio letto su un blog. Compreso il mio.



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