Una domenica mattina, il piazzale davanti alla concessionaria si riempie di Royal Enfield. C’è chi controlla la pressione, chi si saluta da lontano, chi approfitta per chiedere l’ultimo consiglio ai ragazzi: per mezz’ora si parla solo di moto, prima ancora di accenderle. Poi i motori partono uno dopo l’altro, e quello che fino a un attimo prima era un parcheggio diventa una piccola carovana pronta a muoversi verso il Chianti.

In breve

Il ritrovo

La direzione è la cantina Antinori. Il punto di partenza è Castellani Motors, a Ospedaletto: è qui che io e Francesco abbiamo comprato le nostre Royal, ed è qui che ogni volta si torna volentieri, anche solo per un consiglio, che i ragazzi non negano mai. C’è Massimiliano, che mi ha accolta il primo giorno: è stata la sua gentilezza, quella di chi ama davvero il proprio lavoro, a convincermi a comprare, e gliene sono grata. E c’è Carlo, uno dei due soci, di quelli che ti fanno sentire parte della famiglia.

Un paio di volte l’anno organizzano un’uscita per i royalisti: ad esempio, in primavera lo Spring Starter, d’estate il Summer High Ride. Non è una gara né un raduno solenne: è una domenica in cui si smette di essere clienti e si diventa, per qualche ora, un gruppo di moto uguali che attraversa le colline insieme.

Dietro le quinte c’è anche chi in fila non si vede. Italo, per esempio, il giro lo prova prima di proporcelo, così che nessuno si perda, salvo poi, una volta in sella, regalarci qualche fuga in avanti delle sue. A tenerci uniti ci pensa il “Bongi”, lo scudiero col gilet giallo, che fa la spola lungo il gruppo per non lasciare indietro nessuno, nonostante gli strappi del buon vecchio Italo.

In partenza per cantina Antinori

Se esci con un gruppo, tieni il faro acceso e le distanze regolari: si guida più sereni e la carovana resta compatta. E se puoi, ritagliati il rientro per conto tuo: la giornata insieme è bella, ma una strada nuova da soli la chiude meglio.

In carovana, fino al Chianti

Si parte verso Pontedera e da lì si sale, lasciando le statali appena si può: le colline tra Peccioli, Ghizzano e Castelfalfi, poi giù verso Montespertoli, su strade che si stringono e si aprono come piace a noi. Guidare in gruppo è un’altra cosa rispetto al viaggiare in due: tieni l’occhio sullo specchietto, rispetti il passo di chi ti precede, e c’è una specie di quiete nel far parte di una fila ordinata di fari accesi anche in pieno giorno.

La meta era una sola, e di quelle che mettono un po’ di soggezione: la cantina Antinori nel Chianti Classico, a Bargino. Ma di lei vi racconto a parte, più sotto, perché merita la sua sosta.

G.S.V. La Botte, San Casciano in Val di Pesa. Pranzo con il gruppo, pizza al taglio senza fronzoli: il tipo di tavolata lunga che ci voleva dopo una mattina in sella.

Il rientro, da soli

Dopo pranzo il gruppo si scioglie, ognuno verso casa per la sua strada. Io e Francesco scegliamo la via lunga: scendiamo verso Colle Val d’Elsa e prendiamo la SS68 che punta a Volterra, una strada che non avevamo mai fatto. Ed è lì che la domenica cambia di nuovo pelle: da fila ordinata a soli noi due, con la Val di Cecina che si apre davanti e nessuno né davanti né dietro.

I tornanti verso Volterra arrivano nel momento giusto, quando la stanchezza comincia a farsi sentire ma la luce è ancora lunga: li prendo uno alla volta, ed è di nuovo quel punto in cui smetto di pensare a tutto il resto e sto solo lì, sulla strada. Poi da Volterra le solite secondarie verso Pisa, e il pomeriggio che si chiude piano.

Il conto della lentezza

Una domenica sola, ma con dentro due viaggi: uno in gruppo all’andata, uno in due al ritorno. In tutti e due la stessa scelta di sempre: le secondarie invece della strada veloce, il guardarsi intorno invece di arrivare e basta. È sempre la stessa storia: il viaggio comincia proprio dove si smette di avere fretta.

Soste di vetro — Antinori nel Chianti Classico

Per una volta la sosta non è di pietra, ma di vetro, cotto e acciaio. La cantina Antinori nel Chianti Classico, a Bargino, è una delle architetture contemporanee più premiate d’Italia — nel 2022 è stata eletta la cantina più bella del mondo dai World’s Best Vineyards — e la cosa sorprendente è che, arrivando, quasi non la vedi: è scavata dentro la collina, invisibile da fuori se non per due lunghe fenditure orizzontali nel terreno. Il resto è coperto da un tetto che è esso stesso un vigneto. La progettò Marco Casamonti dello studio Archea e venne inaugurata nel 2012, dopo anni di lavoro.

Dentro, il colpo d’occhio è la scala elicoidale in acciaio corten che collega i piani: sali e scendi guardando ora il paesaggio, ora le viti, ora i tini. Tutto è pensato perché il vino lavori “per gravità”, dall’alto verso il basso, e perché sia la terra stessa a tenere la temperatura, senza impianti. Cotto, legno, corten e vetro, materiali della tradizione toscana, usati però in modo contemporaneo.

Ma la cosa che mi è rimasta non è un dettaglio tecnico: è il silenzio. Dentro c’era tanta gente, eppure tutti parlavano piano, in punta di piedi, con un rispetto che nessuno aveva chiesto, lo stesso che ti viene dentro una chiesa. L’area di degustazione ordinata, le bottiglie allineate e serene, la luce che scende calma dall’alto: tutto invita ad abbassare la voce. E non è un caso: chi l’ha progettata l’aveva immaginata proprio così, come una specie di tempio laico del silenzio. Un edificio che sparisce nella collina invece di imporsi, e che dentro ti chiede la stessa discrezione.

E c’è una cosa che mi ha fatto sorridere: una cantina così, che mette la pazienza e la lentezza al centro di tutto — il vino che riposa, la terra che lavora piano — è esattamente il posto giusto dove far arrivare un gruppo che ha scelto le strade secondarie pur di non avere fretta.

Mappa del giro in moto del Summer High Ride: andata in gruppo da Pisa ad Antinori e rientro verso Volterra
La domenica del Summer High Ride: in gruppo da Pisa fino ad Antinori, poi il rientro da soli verso Volterra e la SS68.


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