Ci svegliamo dentro un bosco. Le foglie si muovono piano sopra il nostro piccolo chalet, gli uccelli fanno un chiasso gentile, e per un attimo, lo confesso, la parte più bella del weekend sembra questa, prima ancora di accendere la moto. Ma c’è un anello da disegnare in moto nel Chianti: 216 chilometri di sole strade secondarie, niente A1 e niente superstrade, con l’orizzonte che cambia a ogni valle.

In breve

Venerdì — l’avvicinamento

Partiamo da Pisa verso le quattro, pieno di benzina e poco altro in testa. Da lì lasciamo che siano le provinciali a portarci verso il Chianti, senza fretta: una breve sosta sotto San Gimignano per sgranchirci, e poi dritti fino a Cavriglia.

L’arrivo è di quelli che restano. Sotto la collina che porta al resort il paesaggio si fa estatico: i cipressi in fila si arrampicano maestosi verso la cima, e il verde si chiude in bosco mentre saliamo. Poco importa che ci siano subito dei bei tornantini a portarmi su; anzi, stavolta me li godo. Ad accoglierci una yurta enorme che fa da reception; i ragazzi ci spiegano come funziona il campeggio, e il nostro piccolo chalet ha, in pochissimo spazio, tutto quello che serve per non pensare a niente. Due pizze dalla pizzeria del resort, mangiate sotto il portico al fresco del bosco. Si comincia col piede giusto.

Chianti Glamping Resort, Cavriglia. Chalet e tende immersi nel bosco, reception in una yurta, pizzeria interna — ci si addormenta e ci si sveglia tra gli alberi.

Sabato — l’anello in moto nel Chianti

La colazione, e alle dieci siamo in sella. Il sabato lo dedichiamo a un anello vero: uscire, perderci nelle strade più belle, e tornare “a casa” la sera con la testa piena. Una regola sola, come sempre: niente superstrade, solo provinciali e regionali, 216 chilometri scelti uno per uno.

Si parte in discesa dai Monti del Chianti verso Montevarchi, l’aria ancora fresca, le curve che arrivano larghe e gentili: il tratto giusto per scaldare gomme e testa. Poi la SR69 lungo l’Arno, una di quelle strade che non urlano ma macinano, fino ad Arezzo, dove non ero mai stata. Lasciamo la moto fuori dalle mura e saliamo a piedi nel centro; ma di Arezzo vi racconto meglio più sotto, perché merita la sua sosta a parte.

Verso le 14.00 puntiamo a Cortona, il gioiello arroccato sul colle. I tornanti per salire ci sono, ma stavolta di quelli che ti regalano la salita invece di metterti alla prova e sono sempre loro, le curve strette, il punto in cui smetto di pensare a tutto il resto e sto solo lì, sulla strada. Pranziamo in una minuscola locanda, un tagliere toscano: quando vuoi mangiare bene senza appesantirti, è sempre la scelta giusta.

Poi una deviazione tutta nostra, a Castiglion Fiorentino. Francesco si toglie lo sfizio di un po’ di sterrato e va a portare il suo saluto al cippo dedicato a Fabrizio Meoni, il campione di rally; io, nel frattempo, mi arrampico a piedi su per la collina. Ognuno il suo modo di rendere omaggio al posto.

Il pezzo che ci fa sorridere dentro al casco arriva dopo: la SP484 di San Gusmè è una strada da moto e basta. Curve che si susseguono con un ritmo naturale, saliscendi da leggere in anticipo, e nessuna foga, solo ingresso morbido, uscita piena, e quella confidenza che cresce chilometro dopo chilometro. Poi i vigneti si riprendono la scena verso Radda in Chianti, e si rallenta: non per stanchezza, ma per guardare.

L’ultimo rientro, passando da Badia a Coltibuono e giù verso Cavriglia, ha la luce morbida del tardo pomeriggio e la stanchezza buona di una giornata intera in sella. Un anello chiuso senza scorciatoie, senza “tagli”: solo strade scelte una per una.

Se cerchi una strada fatta per la moto da queste parti, è la SP484 di San Gusmè: curve che si leggono in anticipo, senza bisogno di correre.

Domenica — il rientro lento

La domenica la sfruttiamo come sempre: niente fretta, e la voglia di scovare strade che non abbiamo ancora fatto. Dopo la solita colazione lasciamo il bosco e puntiamo verso casa per vie nuove: la Traversa del Ferrone, la Chiantigiana, giù fino alla SR206; perché tornare per la strada dell’andata è l’unica cosa che non ci piace.

Ci fermiamo a pranzo passata San Gimignano, all’Osteria del Castagno: il modo giusto di allungare la domenica e rimandare ancora un po’ il rientro. Poi gli ultimi chilometri verso Pisa e già il pensiero del prossimo venerdì libero.

Il conto della lentezza

Centodiciannove chilometri il venerdì, per arrivare con la luce giusta. Un anello di sole strade secondarie il sabato, senza un solo taglio. Una via di casa più lunga la domenica, per il gusto di non conoscerla. Il conto, a fine weekend, è sempre lo stesso: meno scorciatoie, più strada vera. È sempre la stessa scelta: l’anello invece dell’andata e ritorno, la secondaria invece della superstrada; perché il viaggio comincia proprio dove si smette di avere fretta.

Soste di pietra — Piazza Grande, Arezzo

Arezzo non l’avevo mai vista, e di Piazza Grande mi è rimasta soprattutto una cosa: la pendenza. Una piazza in salita, storta, che ti fa camminare un po’ di sghembo ed è proprio quell’inclinazione, insieme agli edifici di epoche diverse messi uno accanto all’altro (l’abside romanica della Pieve di fronte alle Logge rinascimentali), a renderla una delle più belle d’Italia. Niente righello, niente simmetria: un’antologia di stili buttata lì in pendenza, e funziona.

Sul lato alto c’è il loggiato delle Logge del Vasari, progettato dall’aretino Giorgio Vasari su volere di Cosimo I de’ Medici (cantiere aperto nel 1573, finito nel 1595, quando Vasari era già morto da un pezzo). Nascevano come spazio pubblico per ospitare le botteghe — artigiani e orafi, sotto gli archi.

E qui mi è scappato un sorriso: dopo quasi cinque secoli lo spirito è rimasto, è cambiato solo il listino. Sotto quelle volte si continua a far girare denaro come allora, solo che dove c’era l’oro degli orafi oggi ci sono un tagliere e un calice di rosso. La loggia fa ancora il suo mestiere, radunare gente attorno a qualcosa da comprare, con qualche bottega in meno e qualche ristorante in più.

Mappa dell'anello in moto nel Chianti, 216 km
L’anello del sabato: 216 km tra Chianti, Valdarno e Valdichiana. I punti sono le soste raccontate qui sopra.


2 risposte a “216 chilometri tra Chianti, Valdarno e Valdichiana”

  1. Avatar Mario
    Mario

    Bel racconto scritto con molta delicatezza e tanta tranquillità come in effetti è stato effettuato il viaggio di conoscenza di zone piene di tanta natura e serenità… viaggiare lentamente significa osservare, conoscere e godersi la giornata nel migliore dei modi . Anche il mangiare con calma e semplicità significa apprezzare i luoghi che si visitano. Bravi Chiara e Francesco

  2. Avatar Carolina
    Carolina

    Bravissimi un giro meraviglioso raccontato in modo sintetico e preciso nei dettagli ,

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